martedì 30 luglio 2013

La terra gialla nei pressi del ponte di Veja

nei pressi di ponte di Veja
Nei pressi del ponte di Veja
Ciro Pollini nel suo "Viaggio al lago di Garda e al monte Baldo", parla di terre gialle e terre rosse che si troverebbero alla falde del monte Baldo presso Pilcante, a Verona, a Montorio, ad Avesa, a Marcellise, a San Bartolommeo e al ponte di Veja (Pollini 1816, p.63).

Brignoli di Brunnhoff (1819) nella sua "Dissertazione intorno alla clorite o terra verde di Verona" riporta la notizia di terre gialle che si troverebbero nei "contorni del Ponte di Veja" (Brignoli di Brunnhoff  1819, p.53), e di terre gialle al ponte di Veja parlano anche Asquini (1829) e Catullo (1845).
Asquini (1829), nella sua lettera a dalla Torre, scrive:
"Descrittovi come ho fatto il Ponte, passerò a dirvi ciò che abbiamo osservato di meglio e più degno in que' contorni tanto nella nostra andata, che nel ritorno. Questa Valle, come tutte le altre, è circondata da monti che ognor più s'innalzano, e divengono maggiori, formati di una pietra calcare a strati, a modo di fascie, o cerchi, che i nostri Montanari chiamano Cengie, voce usata anche da Dante in questo medesimo senso in più luoghi del suo divino Poema (...) Alcune vene di una terra gialla assai colorita quà e lò van serpeggiando in più parti, che purgata, e messa all'azione del fuoco diventa d'un rosso bellissimo, e serve al doppio uso della pittura, e nel commercio" (Asquini 1829, pp.10-11).
Catullo (1845), nel suo "Sulle caverne delle provincie venete", scrive:
"Da Prun, per la via di Crestena, si arriva a Veja, e quindi in una valle di figura irregolarmente circolare sparsa ovunque di massi colossali di pietra calcaria simile a quella de' monti che la circondano. Codesti appartengono al calcare della creta, o più volgarmente parlando al rosso di Verona, sopra il quale vedesi adagiata una pudinga clacaria assai dura, che essendo essa pure ricoperta del calcare grossolano, cioè presso la Caverna più grande, mostra di appartenere alla parte inferiore del terreno terziario. Tanto a destra che a sinistra della valle, gli strati cretacei sono interpolati da straterelli, ed anche da grossi arnioni di ferro ossidato argilloso, che si escava e si mette in commercio sotto il nome di terra gialla da pittori" (AA. VV. 1845, pp. 74-75).
In tempi recenti, Patuzzo (2011) ha parlato di due grotte, le così dette "grota D" e "grotta E" presso il ponte di Veja, che sarebbero state adibite a cave per l'estrazione della terra gialla a partire dal 1944 ad opera di Giuseppe Gottardi di Verona, attività che durò fino alla fine degli anni Cinquanta quando la richiesta di terra gialla iniziò ad essere soddisfatta dalle industrie chimiche piuttosto che dalle cave d'estrazione naturale.

Bibliografia

  • AA. VV. 1845, Memorie dell'I. R. Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, volume secondo, Antonelli, Venezia.
  • Asquini G. 1827, Lettera II. del nobile signore Girolamo Asquini al chiarissimo signor abate D. Lodovico dalla Torre nella quale si descrive un ponte mirabile formato dalla natura, e due grotte curiosissime, il tutto nel territorio della provincia di Verona con alcune osservazioni relative intorno alla Divina Commedia di Dante Alighieri, Bisesti, Verona.
  • Brignoli di Brunnhoff G. de 1819, Dissertazione intorno alla clorite o terra verde di Verona di Giovanni de' Brignoli di Brunnhoff professore di botanica ed agraria all'Università di Modena, G. Vincenzi e compagno, Modena.
  • Catullo T. A. 1845, Sulle caverne delle provincie venete, in AA. VV. 1845, pp. 19-91 .
  • Patuzzo M. 2011, Il ponte di Veja, spettacolare formazione carsica nella lessinia occidentale, La Grafica, Vago di Lavagno, Verona.
  • Pollini C. 1816, Viaggio al lago di Garda e al monte Baldo in cui si ragiona delle cose naturali di quei luoghi aggiuntovi un cenno sulle curiosità del Bolca e degli altri monti veronesi di Ciro Pollini dottore in medicina e chirurgia con una Tavola in rame, Mainardi, Verona.

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