martedì 16 luglio 2013

Le Terre coloranti d'Italia di Lorenzo Marzocchi

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Nella rivista "Antologia. Giornale di scienze, lettere e arti" pubblicata dal Gabinetto scientifico e letterario di G. P. Vieusseux di Firenze, nel numero 115 del luglio 1830 è riportato un articolo dal titolo "Deposito di Terre coloranti d'Italia" (AA. VV. 1830).


È cosa nota, riporta l'articolo:
"ai naturalisti la ricchezza di ocre, di ossidi e di altri composti metallici della provincia senese, e sono bastamente celebri il bel cinabro nativo di Selvena, la sinopia o silicato di ferro del Castel del Piano, la terra gialla finissima e quella d'ombra dello stesso paese, il bianco di creta di Pian Castagnajo, il nero di grafite, per tacere di tante altre produzioni minerali coloranti, di cui abbondano il monte Amiata e la Montagnola Senese" (AA. VV. 1830, p.170).
Data l'abbondanza e la varietà di queste fonti di materia colorante, Lorenzo Marzocchi, racconta l'autore, dopo aver portato a termine una serie di prove ed esperimenti presso il Laboratorio Chimico della R. Accademia delle Belle Arti di Firenze, avrebbe raccolto una piccola serie di colori di "terre ocracee" toscane traendone del pigmento fine, consistente e inalterabile, tanto da renderlo perfetto per la pittura (AA. VV. 1830, p.170).
I pigmenti di Marzocchi erano così ben preparati che ricevettero addirittura due certificati che ne attestavano la qualità; uno da parte del professore di chimica Antonio Targioni-Torzetti e uno da parte del professore e direttore dell'Accademia, Pietro Benvenuti  (AA. VV. 1830).
Marzocchi viene citato in un'altro numero dell'Antologia, otto anni prima, come "corrispondente dell'Accademia dei Georgofili"  (AA. VV. 1822, p.361).
L'Antologia riporta la notizia che Marzocchi avrebbe preparato una carta "rozza" utilizzando come materiale di partenza la paglia (AA. VV. 1822, p.361).
In effetti, nella "Continuazione degli atti dell'Imp. e Reale Accademia economico-agraria dei Georgofili di Firenze" del 1828, si riporta il nome di "Lorenzo Marzocchi di Arezzo" nell'elenco dei soci corrispondenti (AA. VV. 1828, p.13) e si racconta che in una adunanza ordinaria del 3 giugno 1821 fu presentata una lettera di Marzocchi con un campione di carta "che dice di aver preparato con materiali diversi dai soliti stracci" (AA. VV. 1828, p.106).
Il deposito delle terre coloranti, scrive l'autore, si trova presso Gio. Batista Nocchi a Palazzo Bartolini in Piazza S. Trinita a Firenze  (AA. VV. 1830).
Giovanni Battista Nocchi era un incisore, come si ricorda nel tomo LXXIV della "Biblioteca italiana o sia giornale di letteratura, scienze ed arti compilato da varj letterati":
"Il signor Giovan Battista Nocchi si distingue anch'egli per le incisioni a contorno in legno, eseguite da disegnatore e non già da fabbricante, come da molti speculatori costumasi" (AA. VV. 1834, p.438).
Le terre coloranti di Marzocchi vennero usate "nei suoi famosi a freschi della R. Cappella di S. Lorenzo"  (AA. VV. 1830, p.171).
Marzocchi suddivise la sua serie di pigmenti in diciotto varietà che chiamava nell'insieme "Terre coloranti d'Italia" (AA. VV. 1830).
Le "Terre coloranti d'Italia" comprendevano, sei terre gialle, sei terre rosse, una terra arancione, una terra cannella, una terra susino, due terre verdi, una terrra d'ombra e una terra nera (AA. VV. 1830).

Bibliografia

  • AA. VV. 1822, Antologia. Giornale di scienze, lettere e arti, n. XIII. Gennajo 1822., Gabinetto scientifico e letterario di G. P. Vieusseux, Firenze.
  • AA. VV. 1828, Continuazione degli atti dell'Imp. e Reale Accademia economico-agraria dei Georgofili di Firenze, Guglielmo Piatti, Firenze.
  • AA. VV. 1830, Antologia. Giornale di scienze, lettere e arti, n. 115. Luglio 1830. Pubblicato il dì 31 Agosto. anno X. Vol XXXIX., Gabinetto scientifico e letterario di G. P. Vieusseux, Firenze.
  • AA. VV. 1834, Biblioteca italiana o sia giornale di letteratura, scienze ed arti compilato da varj letterati, Tomo LXXIV, Anno decimonono, Aprile, Maggio e Giugno 1834, Direzione del giornale di letteratura, scienze ed arti, Milano.
V.F. Marrese — Teatro Anatomico — 2013

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