mercoledì 7 agosto 2013

1 agosto 2013, viaggio alle Miniere terre verdi

Sentiero che porta da Malga Pianeti verso Miniere terre verdi
Il sentiero che porta da Malga Pianeti (sullo sfondo) verso Miniere terre verdi.
(Foto: V.F. Marrese per Teatro Anatomico 2013)
Sul monte Baldo, nei pressi di San Valentino esiste una località denominata "Miniere terre verdi", giovedì 1 agosto 2013 siamo stati a visitarla.

Per raggiungere "Miniere terre verdi" ci sono almeno due strade.
La prima strada è quella che parte da un bivio che si biforca sulla strada provinciale 208 che collega Avio a San Valentino.
La seconda strada è quella che parte da un sentiero in fondo al paese di San Valentino, nei pressi di una via chiamata, non a caso, "via Terre Verdi".
Prima di arrivare a "Miniere terre verdi", abbiamo fatto un lungo tragitto a piedi per farci un'idea più ampia del territorio del monte Baldo.
Siamo partiti dal rifugio Fos-Ce e passando da  Malga Bes siamo arrivati al monte Altissimo. Quindi siamo scesi a Bocca di Navena e da lì abbiamo preso un sentiero, poco frequentato e difficile da individuare, che ci ha portato al lago di Pra da la Stua.

Pra da la Stua
Pra da la Stua (al centro).
(Foto: V.F. Marrese per Teatro Anatomico 2013)
Prima di imboccare il sentiero siamo arrivati, per errore, fino a Malga Zocchi di sotto e da lì, verso la strada che porta a Malga  Tratto, abbiamo visto dall'alto il lago di Pra da la Stua e la parte della valle formata dal torrente Aviana.

Il lago Pra da la Stua (al centro) visto dai pressi di Malga Zocchi di sotto.
Il lago Pra da la Stua (al centro) visto dai pressi di Malga Zocchi di sotto.
(Foto: V.F. Marrese per Teatro Anatomico 2013)
Da Bocca di Navena al lago di Pra da Stua, abbiamo costeggiato il torrente Aviana, passando quindi ai piedi delle cave di terra verde, almeno stando a quello che raccontano autori come Salluzzo (1845) che ricordava che le cave si trovavano:
"nei fianchi della piccola valle formata dal torrente Aviana ai luoghi detti ai Pianetti, e in Trett" (Salluzzo 1845, p.239);
oppure Brignoli di Brunnhoff (1819) che scriveva che le cave erano visibili:
"sul pendio del Monte verso l'Est, a 50 metri circa perpendicolari sopra il torrente Aviana" (Brignoli di Brunnhoff 1819, p.7).
Arrivati al lago di Pra da la Stua abbiamo preso, a piedi, la strada provinciale 208 e dopo due chilometri siamo arrivati al bivio che portava a "Miniere terre verdi". Il bivio si trovava a due, tre chilometri, prima del paese di San Valentino.
Dal bivio ci siamo incamminati su una strada che, procedendo verso Ovest, ci ha portato, dopo meno di un chilometro, alla Malga Pianeti.

Malga Pianeti
Malga Pianeti.
(Foto: V.F. Marrese per Teatro Anatomico 2013)
Dopo Malga Pianeti il sentiero proseguiva, sempre in direzione Ovest, fino ad un bivio in un punto denominato "Pianaz".
Questo bivio è il punto di congiunzione tra quella che abbiamo definito la prima strada e quella che abbiamo definito la seconda strada per raggiungere "Miniere terre verdi".
Infatti prendendo la direzione, diciamo, Nord-Est, si sale verso il paese San Valentino, mentre prendendo la direzione, diciamo, Sud-Ovest, si scende fino a "Miniere terre verdi".
Pianaz, quindi, è il punto di incrocio fra la prima strada (da San Valentino) e la seconda strada (dal bivio della strada provinciale 208) verso "Miniere terre verdi".
Noi siamo scesi, ovviamente, verso "Miniere terre verdi", ma al ritorno abbiamo preso la strada verso San Valentino.
Da Pianaz a "Miniere di terre verdi" il percorso era breve e, ad un certo punto, deviava dentro un bosco.
L'area "Miniere terre verdi" era segnata da un cartello che indicava l'altitudine: 1140 metri sopra il livello del mare, più o meno la stessa altezza di Malga Pianeti (1161 m.s.l.m.) e poco più in basso di Pianaz (1198 m.s.l.m.).
Di fatto eravamo sopra il torrente Aviana che non era visibile dall'area "Miniere terre verdi" perché si trovava immersa nel bosco, tuttavia, pochi metri più avanti si apriva una radura e andando oltre si iniziava a sentire il rumore del torrente.
Nell'area si trovava un pannello di legno di quelli che servono per accogliere i cartelloni didattici con informazioni sui luoghi di interesse, come avevamo visto altrove. Il pannello era completamente vuoto, senza nessuna indicazione.
Fra gli alberi spiccavano i resti di quello che sembrava un piccolo edificio quadrangolare.
Le cave non erano facilmente individuabili, tuttavia è probabile che si trovassero nei pressi di quelle che sembravano delle buche ricoperte di terra e vegetazione con delle pietre attorno e dei rami a copertura finale.
In altri punti era possibile intravedere quelli che sembravano i resti coperti di cave che, invece di scendere in verticale, penetravano il fianco della montagna in orizzontale.
Eravamo a fine giornata, e ci aspettava ancora un'ora di cammino a piedi e tre ore di macchina.
Evidentemente la zona meritava un'esplorazione più approfondita che abbiamo rimandato al prossimo viaggio.
Siamo ritornarti verso Pianaz e da lì, invece di andare verso Malga Pianeti, ci siamo diretti verso San Valentino, e poi altri due chilometri e mezzo di provinciale a piedi ci hanno riportato al rifugio Fos-Ce dove avevamo lasciato l'automobile.
Lungo la strada, dall'alto, abbiamo rivisto il lago Pra da la Stua, la Malga Pianeti e il bosco che nascondeva le miniere di terra verde.

Bibliografia

  • Brignoli di Brunnhoff G. de 1819, Dissertazione intorno alla clorite o terra verde di Verona di Giovanni de' Brignoli di Brunnhoff professore di botanica ed agraria all'Università di Modena, G. Vincenzi e compagno, Modena.
  • Salluzzo A. 1845, a cura di, Le Alpi che cingono l'Italia considerate militarmente così nell'antica come nella presente loro condizione, Parte prima, Volume primo, Enrico Mussano, Torino.
V.F. Marrese — Teatro Anatomico — 2013

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